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Il nuovo organo del Duomo di Napoli

Posted By Sergio Orabona on 13 luglio 2010

Nel 1545 il Cardinale Arcivescovo Ranuccio Farnese dotò il Duomo di un organo collocato al di sopra del pulpito; fu opera di G. F. De Palma, discepolo del celebre architetto e organaro calabrese Giuseppe Donadio, detto il Mormanno. I portelli dipinti che chiudevano la facciata dello strumento per proteggerlo dalla polvere, si trovano, ora, sulla parete della sacrestia maggiore e furono dipinti da Giorgio Vasari, costituendo una doppia immagine: aperti mostravano la Natività e chiusi i sette antichi Santi Patroni di Napoli; tra questi, nelle fattezze di San Gennaro si riconoscono i tratti del volto del papa Paolo III Farnese.
L’organo al lato opposto, collocato sulla cantoria al di sopra della cattedra marmorea tardo gotica del 1376, fatta edificare dal Cardinale Bernardo III de Rhodez, fu costruito dagli organari Pompeo e Martino Franco nel 1652 per disposizione del Cardinale Ascanio Filomarino. I portelli furono dipinti da Luca Giordano: aperti mostravano l’Annunciazione e chiusi gli altri Santi Patroni della Chiesa di Napoli. Anche questi portelli sono attualmente collocati in alto sulla parete nella crociera della sacrestia. Fastose decorazioni in legno intagliato con ricche dorature sulle mostre dei due organi e le relative cantorie furono ordinate dal Cardinale Antonino Sersale nel 1770. Alla fine di quel secolo il Cardinale Giuseppe M. Zurlo volle aggiungere agli strumenti esistenti un piccolo organo collocato dietro l’altare maggiore per meglio sostenere il canto dei Canonici e degli Ebdromadari nel coro. Nel 1843 il Cardinale Filippo Giudice commise all’organaro Quirico Gennari la costruzione di un nuovo organo sulla cantoria soprastante il trono marmoreo, dotato di trentadue registri. Nel 1931 il Cardinale Alessio Ascalesi volle che si costruisse un nuovo strumento che fondesse i tre preesistenti. Per tale lavoro fu incaricato l’organaro G. di Cremona: lo strumento venne restaurato e arricchito di sessanta registri dagli organari eredi del per desiderio del Cardinale Alfonso Castaldo: si ampliò il corpo fonico collocato dietro l’altare maggiore e se ne ampliò la facciata resa visibile sotto l’immagine della Madonna Assunta.

Nel 1974 il Cardinale Corrado Ursi, in seguito ai lavori di restauro del complesso della Cattedrale, affidò il rifacimento dell’organo ai Fratelli Ruffatti di Padova. Fu costruita una nuova consolle con tre tastiere e padaliera che fu collocata sul presbiterio nella parte inferiore prospiciente il coro. Le nuove esigenze degli spazi celebrativi richiamate dalla riforma liturgica conseguente il Concilio Vaticano II e il degrado dello strumento nel frattempo intervenuto, avevano reso urgente il restauro dei tre corpi d’organo e la diversa collocazione sul presbiterio, in Cornu Epistolae, della grande consolle che comandava i tre corpi sonori. L’intervento iniziato durante l’episcopato del Cardinale Michele Giordano e continuato e concluso dal Cardinale Crescenzo Sepe, ha comportato il restauro radicale dei due corpi sonori collocati sul pulpito e sul trono marmoreo e la creazione del terzo corpo sonoro interamente nuovo costituito da uno strumento autonomo a trasmissione meccanica, spostabile su ruote e collocato lì dove canta il coro che anima le liturgie e guida l’assemblea, nel transetto della Cappella di S. Aspreno. Esso è dotato di due tastiere e di una pedaliera completa e di 19 registri reali per 1315 canne ed è, inoltre, spostabile perché montato su due ruote che ne permettono la collocazione in qualunque posto della Cattedrale. La monumentale consolle del 1974, pienamente rispondente alle nuove esigenze, è stata spostata dal presbiterio per essere collocata sul lato del pilastro destro dell’arco trionfale di fronte al presbiterio ed è spostabile nel raggio di 20 metri; dotata di tre tastiere e della pedaliera, essa comanda sia il nuovo strumento meccanico posto nel transetto di S. Aspreno sia gli altri due corpi sonori posti sul pulpito e sul trono marmoreo, separatamente o raggruppati tutti insieme. I lavori di restauro e di rifacimento sono stati eseguiti da , organaro abruzzese di Torre de’ Nolfi – L’Aquila. Anche le casse lignee sono state restaurate e restituite allo splendore settecentesco delle modanature dorate sul fondo verde cielo. Così composto l’organo della Cattedrale dispone, ora, di 79 registri per un totale di 5117 canne che sono in parte proveniente dagli antichi strumenti e in parte nuove.


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